Mi chiamo B., sono un alcolista e anche mio padre lo era.
Me lo ricordo a malapena perché aveva abbandonato mia madre quando avevo 3 anni ed è morto per alcolismo che ne avevo 8.
Ho sempre giurato a me stesso che non avrei mai fatto come lui, invece pian piano l’alcol mi ha preso la mano e sono diventato proprio come mio padre. A 17 anni sono andato via di casa con la mia ragazza e a 19 ci siamo sposati, ero sicuro di me lavoravo sodo e facevo molto sport, bevevo ma l’alcol non era ancora un problema serio. Quando avevo 24 anni è nato mio figlio, un figlio molto desiderato e molto atteso poiché mia moglie aveva già avuto due interruzioni di gravidanza ed era costretta a letto per poter avere questo figlio. Questo non mi impediva di bere, anzi l’alcol si faceva sempre più strada. Un giorno, dopo un pesante rimprovero perché non avevo fatto la spesa e lei non si poteva muovere, l’ho presa per il collo, per nostra fortuna l’ho lasciata e sono uscito di casa e furibondo, continuando a bere, convinto di avere ragione e di essere io la vittima della sua cattiveria.
A 27 anni ho preso una cotta per una donna “che mi capiva” ho abbandonato moglie e figlio di 3 anni: guarda caso esattamente come mio padre. Dopo qualche tempo pieno di sensi di colpa, disperato e ubriaco non sapevo più come lasciare la nuova fiamma e neppure come tornare a casa, così come tutti gli alcolizzati che si rispettino decisi di farla finita: era la via più facile.
Ubriaco sfatto in un cassetto trovai due scatole di pillole e le presi tutte: passai l’intera giornata sul gabinetto, le pillole erano dei lassativi! Tornai a casa, il mio bere peggiorava sempre di più, mia moglie mi sopportò il sopportabile per altri 12 anni e infine trovai la lettera del suo avvocato. Il mondo mi crollò addosso: non ritenevo di meritarmi questo, pensavo di non essere proprio tanto male, bevevo forse un po’ troppo ma nulla di più…. Andai ad abitare da solo, ero pieno di rabbia, di rancore e di auto compassione e il bere precipitò: venni ricoverato all’Ospedale Maggiore con un Delirium tremens e poi in alcologia e ancora non capivo cosa ci stessi a fare lì. Rimasi 3 mesi senza bere e poi ricominciai dalle birre analcoliche per poi ricadere velocemente in quelle alcoliche. Dopo 9 mesi terrificanti ebbi un altro ricovero in alcologia e smisi nuovamente di bere. A 40 anni decisi di cambiare la mia vita. Smisi di seguire le orme di mio padre. Oggi non voglio più la morte del bicchiere, oggi scelgo di vivere, oggi so che vale la pena di vivere bene e non solo sopravvivere malamente. Continuo a frequentare i gruppi degli Alcolisti Anonimi, vado l’Alcologia se questo serve ad aiutare qualcuno, vado in carcere per dare speranza a persone che ritengono d’avere il mio stesso problema. Oggi non sono più un rottame da gettare via, alla soglia di quasi 60 anni sono una persona felice, infinitamente grato di essere vivo, grato ad Alcolisti Anonimi e all’alcologia perché mi hanno salvato da una precoce morte certa, grato perché oggi sono vivo e utile a me stesso e ad altri.
Funziona, questo posso dirlo a chiunque. Funziona!!