“Non c’è salute senza salute mentale” è da oltre un decennio il motto dell’Oms, che ha riconosciuto la depressione come causa primaria di disabilità a livello mondiale. Preoccupa l’impatto del Covid-19 sul benessere psichico, soprattutto di giovani e individui più fragili, tanto che si discute del disagio mentale come di un’altra possibile pandemia di cui ci si dovrà presto occupare a livello globale.

Come riconoscere i segnali precoci di disagio? Come affrontarli? Che ruolo giocano famiglia e scuola nel processo di comprensione e accettazione della malattia? Come migliorare le capacità individuali di stabilire relazioni emotive?

A dare qualche risposta ci hanno provato esperti del mondo scientifico e pazienti nell’evento di “Zedders in lockdown. Crescere in emergenza”, incontro organizzato nei giorni scorsi nell’ambito del programma “Fattore J” (fattorej.org), promosso da fondazione Mondo digitale e Janssen Italia, l’azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, con il patrocinio dell’Istituto superiore di Sanità. L’incontro, organizzato in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, ha visto la partecipazione di 500 studenti collegati online.

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