Sono venuta a conoscenza del servizio tramite il Centro Disturbi per il comportamento Alimentare di Portogruaro dove nella primavera del 2016 venni ricoverata per una ricaduta nel mondo dell’anoressia. Dovendo trasferirmi a Trieste per iniziare l’università sentivo la necessità, essendo lontana da casa, di avere un supporto specifico per il mio problema cosicché prima di lasciarmi, l’equipe portogruarese mi ha messa al corrente dell’esistenza del servizio. Quindi, in un secondo momento, ho ricercato i contatti in Internet, nel sito della ASUITS.

Nonostante avessi già risolto la fase più critica dellamalattia, quindi avessi ricominciato a mangiare e non fossi sottopeso, avevo ancora grossi problemidi carattere psicologico: il mio fisico non rispecchiava i miei pensieri, lamia mente provava disagio rinchiusa nella gabbia del mio corpo, le mie ansie ele mie insicurezze si rendevano ancora manifeste attraverso un’alterazionedell’immagine corporea. Inoltre, non riuscivo ancora ad avere un’alimentazionelibera dai miei schemi rigidissimi, avevo ancora paura di molti cibi e le miegiornate erano in gran parte occupate dall’organizzazione della miaalimentazione.

Accedere al servizio è stato molto semplice: digitato “servizio CDA Trieste” su Google, il motore di ricerca mi ha automaticamente indirizzata al sito dell’azienda sanitaria, in particolare nella pagina in cui c’è il numero telefonico da contattare. Quindi ho chiamato e ho ricevuto un primo appuntamento. Devo dire che, abituata alle tempistiche di altri servizi, sono rimasta sorpresa della rapidità con cui ho avuto un primo colloquio con la psicologa, la stessa che, in tempi altrettanto brevi, mi ha messa in contatto prima con la dietista, poi con la psichiatra e con altri membri dell’equipe.

Fin da subito l’ambiente mi è piaciuto perché mi sono sentita libera di condividere le mie difficoltà senza essere giudicata o attaccata. Per me ciò è stato molto importante per riuscire ad aprirmi e permettere di farmi aiutare. Poi, ho sempre trovato comprensione anche quando la vocina della malattia vince e faccio mezzi disastri con il cibo: gli errori sono messi allo scoperto senza mai un rimprovero impostore, piuttosto c’è la ricerca condivisa di un ragionamento razionale.

Infine, per me è confortante notare come l’empatia faccia sembrare condivisa ogni sofferenza, l’aiuto offerto è umile: non mi sono mai sentita abbandonata, ogni qualvolta mi sono fermata nel percorso, ogni singola figura dell’equipe mi ha aspettata per ripartire allo stesso passo.

Il servizio mi ha aiutata a liberarmi delle mie inutili paure verso il cibo, ma questa è solo una piccola parte. Farmi ragionare sui miei schemi mentali e farmi capire come il mio pensiero mi portava ogni volta a uno sfogo sulla sfera dell’alimentazione mi ha permesso di imparare a distinguere la malattia dalla mia persona e, di conseguenza, gestire diversamente momenti di difficoltà spesso presenti.

Riflettere sulle cause del disturbo ha fatto emergere ansie e insicurezze nascoste che, affrontate, hanno riscattato la mia persona dalla prigionia dello specchio: scoprire e accettare i propri limiti concede la libertà di essere veramente perfetti, considerando una perfezione reale composta anche da errori. Inoltre, farmi considerare nuovamente quell’Io che prende solo sostegno e protezione da ossa e pelle, è stato un primo passo per ristabilire degli obbiettivi e un contatto con il mondo esterno, lo stesso che nella malattia è un buco nero pronto a ingoiarti.

Con tutte le difficoltà annesse, mi sono rivalutata e mi sono messa nuovamente in gioco verso il mio grande desiderio di diventare medico, ma anche verso obbiettivi più piccoli che scelgo con creatività nella mia quotidianità, il tutto non privandomi più di una vita sociale e soprattutto non temendo di uscire di casa.

Anche per le storie peggiori credo che ognuno abbia il diritto di riscattarsi e riprendere le redini della propria vita allontanando la malattia. Affrontare un disturbo alimentare da soli non è facile, spesso lo si accantona e rimane latente per tornare, quindi in generale consiglierei a chi soffre di disturbi del comportamento alimentare di rivolgersi a degli specialisti.

Prendendo in considerazione l’esperienza personale, consiglierei il servizio offerto da ASUITS: a me è stato di grande aiuto rendendo la risalita più semplice e mirata.